Case Passive

La mia prima Casa Passiva

Nel 2000 ho iniziato a specializzarmi in bioarchitettura, come autodidatta, nello stesso anno avevo acquistato un rustico da ristrutturare e, data la precarietà statica dell’edificio, dovevo demolirlo e ricostruirlo.

La casa si trovava in una piccola frazione di Cherasco (CN) dove non c’era la rete gas! Il mio sogno era quello di avere una casa ecologica, realizzata con materiali di recupero della casa precedente, non volevo assolutamente posizionare il bombolone nel giardino (unica soluzione per alimentare il riscaldamento di casa in quel borgo).

Informazioni sul progetto

Cliente: Maria Grazia Novo

Anno: 2005

Tipo di progetto: Casa Passiva

Architetto: Maria Grazia Novo

L’EDIFICIO ESISTENTE

Nel 2000 ho iniziato a specializzarmi in bioarchitettura, come autodidatta, nello stesso anno avevo acquistato un rustico da ristrutturare e, data la precarietà statica dell’edificio, dovevo demolirlo e ricostruirlo.

La casa si trovava in una piccola frazione di Cherasco (CN) dove non c’era la rete gas!
Il mio sogno era quello di avere una casa ecologica, realizzata con materiali di recupero della casa precedente, non volevo assolutamente posizionare il bombolone nel giardino (unica soluzione per alimentare il riscaldamento di casa in quel borgo).

RICERCHE PER LA COSTRUZIONE

Presa consapevolezza sulla tipologia di casa da realizzare, iniziai a seguire diversi seminari e convegni in giro per l’Italia, finché un giorno durante un seminario scoprii che esistevano già, dalla fine degli anni ’90, delle abitazioni chiamate “Passivhaus” che potevano funzionare senza impianto di riscaldamento, ma solamente con un sistema di ventilazione meccanica.

Tornata a casa, raccontai tutto a mio marito e a mio padre (costruttore) e loro mi risero in faccia, ma io volevo a tutti i costi realizzare la mia Passivhaus, perché ci credevo e perché era un sistema già testato da parecchi anni sia in Austria che in Germania.

Per convincerli li obbligai a venire con me in Austria per toccare con mano, per sentire il comfort interno di queste case e per vedere i sistemi costruttivi da adottare.

In quegli anni, in Italia, non c’erano Passivhaus, nessuno sapeva come isolare bene le case, non c’erano guide in italiano, non c’erano esempi e non si trovavano tecnici specializzati e parliamo degli anni 2000!!

LA PROGETTAZIONE

Durante il mio primo viaggio in Austria mi feci aiutare da un architetto austriaco, che viveva da 10 anni in una casa passiva e iniziai con lui a progettare la casa dei miei sogni.

Non è stato facile! Ho impiegato due anni a progettarla (2002-2004) e lo stesso tempo per convincere la mia famiglia a costruirla e il loro scetticismo è scemato man mano che la casa prendeva forma.

Non ho mai mollato, ho continuato a cercare, a studiare e ad adattare quelle soluzioni tecniche sulla mia casa (perché ogni casa passiva ha il suo calcolo, il suo orientamento e i suoi dettagli completi con i ponti termici).

Oggi mi fa sorridere il fatto che l’architetto austriaco aveva regalato a mio padre un libro, chiaramente in tedesco (vedi l’immagine) con immagini di dettagli dei cantieri del Nord Europa, dove si costruiva prevalentemente in legno: quel libro è sempre stato con lui: lo portava ovunque e insieme cercavamo le soluzioni per ogni dettaglio.

L’INIZIO DEI LAVORI

Nel 2004 abbiamo iniziato a demolire il vecchio fabbricato e a pulire ogni singolo mattone per poterlo recuperare nella nostra casa: io e mio marito volevamo che riprendesse la tipologia del precedente edificio, sognavamo una Passivhaus in stile piemontese. 

La casa iniziava a prendere forma e proprio in quel momento nell’autunno del 2004 scoprii di essere in dolce attesa di mia figlia Matilde.

Non è stato semplice realizzare la casa in un anno, anche perché, oltre alle difficoltà quotidiane del lavoro, della famiglia, del cantiere in corso avevo anche la preoccupazione per mio figlio Filippo di allora 3 anni che aveva dei seri problemi di salute.

Ma tutte queste difficoltà sono state per me e per mio marito un’opportunità, uno stimolo a creare un ambiente sano per i nostri figli e molto importante è stata la scelta dei materiali da adottare per la costruzione.

LA SCELTA DEI MATERIALI

Prima dell’inizio del cantiere avevamo già deciso tutto: il calcolo Phpp (obbligatorio per realizzare una Passivhaus), il calcolo dei ponti termici, il tipo di isolamento, i serramenti, il tipo di ombreggiatura e il sistema di ventilazione meccanica.

Mi ricordo ancora quando è arrivato l’isolante della nostra casa (spessore 24 cm per i muri, 30 cm per il tetto 30 cm per il basamento) mio padre ha voluto che fosse consegnato nel suo magazzino e non in cantiere, perché si vergognava, continuava a ripetermi: 

“Tutto questo isolante per una casa! La gente penserà che debba isolare un palazzo!!!”

IL CAMINETTO

Unico punto da risolvere era l’inserimento del camino: mio marito voleva assolutamente il caminetto in quanto, trovandoci in campagna, lui sognava la sua famiglia riunita intorno al caminetto acceso, con una grande vetrata dalla quale vedere le montagne innevate.

Chiaramente io non ne volevo sapere ma poi abbiamo raggiunto un compromesso: ho accettato di inserire una stufa a Pellet (al posto del camino) specifica per le Passivhaus, ma inserita solamente dopo 3 anni di vita nella casa, perché volevo dimostrare alla mia famiglia, ma anche ai miei amici e clienti, che era possibile realizzare una casa di quel tipo senza ricorrere ad altri sistemi di riscaldamento: 240 mq (su due piani) solamente con la ventilazione meccanica e con il calore gratuito del sole.

INAUGURAZIONE

Nel 2005, all’inaugurazione della casa sono arrivati giornalisti, televisione, radio, scuole, università, parenti, amici e curiosi.

C’è stato un gran via vai di persone per un lungo periodo. 

Ho consentito ai visitatori interessati di poter accedere alla casa, perchè volevo che le persone capissero che una Passivhaus può funzionare (sia in estate che in inverno), solamente con una ventilazione meccanica, con il calore del sole, degli abitanti, delle luci e degli elettrodomestici; infatti ho aggiunto la stufa a pellet dopo 3 anni di vita della casa.

COME SI VIVE IN UNA CASA PASSIVA?

Come in una casa normale!

Posso aprire le finestre, chiaramente lo faccio nelle mezze stagioni e non quando fuori ho -8 gradi sotto lo zero o +40 gradi: la differenza è che in inverno io posso riscaldarla con il sole (ENERGIA GRATUITA) con le luci, con gli abitanti della casa e con gli elettrodomestici.

La casa, essendo a tenuta dell’aria, non fa fuoriuscire il calore  prodotto internamente, l’aria non è secca perché l’umidità è controllata e questo permette di vivere bene al suo interno.

In estate, invece, ombreggio le grandi vetrate con frangisole e la casa si mantiene fresca al suo interno.

Non occorrono condizionatori  o impianti complessi e la cosa che mi ha sempre colpito è il fatto che, essendo il fabbisogno termico della casa sotto i 15 kwh/mqanno, è sufficiente  una pompa di calore (nel mio caso aria-aria) con una potenza di 1,2 kw, come se utilizzassi un frigorifero per scaldare, raffrescare e produrre acqua calda sanitaria per la mia casa di 240 mq su 2 piani.

ISOLAMENTO: OBBLIGATORIO NELLE CASE?

Con la mia casa passiva ho anticipato la normativa italiana, infatti  nel 2006 l’isolamento  è diventato obbligatorio per tutti gli edifici.

Oggi, sono molti gli immobili realizzati secondo lo standard Passivhaus, anche se non tutti certificati e questo termine non è più sconosciuto per molti tecnici, ma lo è ancora per molte persone che non hanno le giuste informazioni.

Bisogna sapere che, non è sufficiente isolare la casa per raggiungere una elevata prestazione dell’involucro, ma è necessario e fondamentale avere la tenuta all’aria dell’edificio: devo ridurre gli spifferi della casa a zero. 

Per verificare che questo avvenga è obbligatorio effettuare il Blower Door Test, che ci fa capire quanta aria entra in casa e quanta aria esce fuori dalla casa.

Con il blower door test è possibile capire se la casa è veramente quello che dice di essere sulla carta del certificato.

Questo test ti dice chiaramente quale livello hai raggiunto ed io lo consiglio anche a coloro che scelgono la classe A.

IL PROGETTO SU MISURA DELLA NUOVA PASSIVHAUS

Quando ho costruito la mia casa, essendo stata la mia prima prova esperimento, ho pensato di farla in modo che il progetto fosse scalabile nel tempo. 

Ad esempio non ho inserito porticati a Sud e ad Ovest dove, in estate, il sole irradia le vetrate fino a sera.

Ho predisposto la canna fumaria, ma inserito la stufa a pellets solamente dopo 3 anni di vita nella casa. 

Ho inserito solamente 10 cm di isolante sopra il solaio e i restanti 20 cm li ho inseriti dopo 2 anni dalla costruzione (per la casa passiva occorrono 30 cm), per valutare il comportamento della casa durante il periodo estivo.

Dopo molti anni trascorsi nei cantieri Passivhaus posso dire che i dettagli non sono replicabili, non si può copiare una stratigrafia e adattarla in un’altra casa simile perché il progetto è studiato (con calcoli specifici) per la singola abitazione tenendo in considerazione la posizione della casa, l’orientamento e il clima… 

Ogni casa, ogni cantiere è una nuova sfida !

Altri Progetti

Costruiamo qualcosa insieme!

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